Il mio tiro alla fune tra cambiamento e stabilità


Il mio tiro alla fune tra cambiamento e stabilità

Cambiare è positivo. Ti mantiene curioso, entusiasta, stimolato: la noia è la cosa peggiore che può capitare quando il tuo è un lavoro creativo.

Anche la stabilità è una cosa positiva: è il modo in cui costruisci relazioni e fiducia. Sia che si tratti del tuo team, della tua organizzazione o del cliente.

Non puoi conoscere il tuo team e quello che sa fare quando hai un turnover continuo, così come non puoi conoscere un cliente se sei un po’ qui e un po’ lì: non puoi dargli quello di cui ha bisogno se la tua conoscenza è solo superficiale.

È un continuo tiro alla fune tra cambiamento e stabilità.

Allontanarmi per trovare le mie radici

Vengo dal Brasile. Mi sono laureato in arti visive nella mia città natale, Londrina, che significa “piccola Londra”. Uno dei fondatori della città era inglese ed era il bisnonno di un mio caro amico, il suo nome era Arthur Thomas.

Dopo essermi laureato e aver lavorato come freelancer per qualche anno, mi sono trasferito in Italia dove ho ottenuto la cittadinanza. Come tutti in Brasile, anche io sono un “mix”; nel mio caso, mezzo giapponese e mezzo italiano. I miei genitori hanno fatto ricerche sulle nostre radici, quindi sono riuscito a mettere insieme tutti i documenti necessari per diventare un cittadino italiano.

Non ero mai stato fuori dal Brasile prima, mi sono trasferito a Milano come prima cosa, ma non è stato per molto tempo.

Lavorare per un cliente solo

Ho avuto un’offerta di lavoro a Reggio Calabria, dall’altra parte dell’Italia… Le persone al nord mi dicevano un sacco di cose terribili di Reggio ma io decisi di andare comunque.

Quello che ho imparato in quella agenzia è stato che amo lavorare per un cliente solo. È quello che faccio anche adesso in Moskito Design… Quello che mi piace è imparare a conoscere a fondo il cliente, capire che cosa vuole, di cosa ha bisogno.

Ma conoscere il cliente non significa che conosci anche tutte le persone che ci lavorano: avere un rapporto col cliente significa avere tante relazioni. Ognuno può avere obiettivi diversi, ma c’è sempre una missione comune. I marketing manager, i leader delle varie business unit, il supporto tecnico, tutti possono andare e venire. Le strategie cambiano, ma la mission, che è quello che ti interessa, no.

Perché il tuo rapporto è con il cliente.

Aiutare il team a reagire ai cambiamenti del cliente

Ma tutto quello che cambia rapidamente può anche complicare le cose per l’agenzia che deve gestirle internamente. Devi arrivare a conoscere il tuo team, capire l’approccio delle singole persone, le loro qualità e i loro difetti. Devi capire chi è il migliore a fare un certo tipo di lavoro… È un processo di formazione. Allo stesso modo, quando lavori con una grande azienda può capitare che facciano dei cambiamenti interni e noi dobbiamo adeguarci – far girare le persone, riassegnare i ruoli per una determinata circostanza.

Non abbiamo molto tempo quindi dobbiamo pensare in fretta, prendere decisioni velocemente e capire quanto tempo richiede il lavoro.

Lavorare con un cliente in crescita significa che devi adattarti, devi cambiare. Ma devi anche condividere quella crescita ed essere parte del cambiamento.

Per pensare fuori dagli schemi, devi prima conoscerli

L’altro aspetto che riguarda i grandi clienti è che di solito hanno delle guideline molto rigide, una cosa che mi piace.

Le persone pensano che questo significhi rimanere negli schemi, ma non puoi uscirne se prima non sai cosa vuol dire farne parte.

Se non hai linee guida puoi fare tutto quello che ti pare. Se fai quello che ti pare, non sai da dove iniziare. Ma quando sai quello che vuoi promuovere e quello che non puoi usare né includere, né menzionare… Finalmente hai un punto di partenza.

L’inizio è sempre la parte più dura. L’idea è la parte più dura. Una volta che ne hai una, il resto va da sé… È quasi meccanico.

Ho sempre pensato che parlare di “creativi” e “creatività” possa creare confusione.. C’è molta creatività in quello che facciamo, ma non c’è niente di “pazzo”. Quello che è davvero creativo è capire come fare qualcosa in modo diverso e nuovo, una volta che si conoscono i limiti. In quello che fai c’è sempre una parte di sensibilità e di arte, ma è solo all’interno dei limiti che ti permettono di usarle.

E questo non soffoca la tua identità: anche se lavori all’interno di guideline strette, quando guardi il quadro nel suo insieme e tutto il lavoro fatto, puoi vedere la firma della tua agenzia.

Alla fine non stai lavorando solo per il cliente, ma anche per i suoi clienti. Se non si comunica loro la cosa giusta, hai fallito. Non importa se pensi che il tuo sia stato un lavoro creativo.

Tecnologia e sperimentazione

Sono un ragazzo tecnologico, mi piacciono le cose tecnologiche. Anche se non mi occupo di sviluppo web, leggo molto sull’argomento. Mi piace tenermi aggiornato perché mi aiuta nella ricerca di soluzioni.

Mi piacerebbe sperimentare di più ma questo non è sempre possibile con i nostri clienti, perché la maggior parte di quello che vorrei provare non è supportato.

Creiamo molti programmi email e CRM, ma la realtà è che i nostri clienti hanno una user base molto vasta che va raggiunta sui loro device, browser e client di posta elettronica – anche se si tratta di sistemi non aggiornati. Devi calcolare dove investire. Quindi più è grande il bacino dei tuoi utenti, meno libertà hai di sperimentare in termini di tecnologia.

Prendiamo, per esempio, il responsive design. In tutto il mondo, qualcosa come il 55% delle persone legge le email da mobile. Ma è stato solo lo scorso autunno che Gmail ha iniziato a interpretare i media queries, con un forte ritardo. Come può un’azienda che fa responsive design non aver pensato alle email responsive fino a questo momento?

Il mio pensiero è che quando devi sviluppare l’invio per un’azione di email marketing per tutti quei client di posta elettronica, devi lavorare all’interno di limiti molto precisi, non conta il tuo desiderio di innovazione.

La crescita fa bene – e spaventa

Se stiamo crescendo significa che stiamo facendo un buon lavoro e che i clienti aumentano le loro richieste.

Significa anche che stiamo cambiando, il che è un bene. Ma è anche qualcosa che spaventa (in modo positivo).

Non è come mandare avanti, che so, un negozio di alimentari… Curiamo i rapporti con clienti importanti, si tratta di una grande responsabilità. Anche la parte economica ha un peso. A volte è stressante ma è uno stress positivo, per lo più: le performance sono alte e devi portare a termine il lavoro. Per fortuna qui non abbiamo un livello di turnover molto altro, il che è un bene: se il tuo team cambia costantemente significa che devi continuamente aggiornare tutti, il che porta via tempo e costa denaro. E le relazioni e la fiducia hanno bisogno di essere costruite con cura… Non puoi farlo da un giorno all’altro.

Se invece conosci bene il tuo team e costruisci qualcosa di solido con loro, sai che puoi fidarti e gestire anche le situazioni più difficili. Sai che puoi farcela.

Il design del cambiamento

Sono un designer, proprio come quando ho iniziato come freelancer in Brasile. Quello che è cambiato è che ora il design per me ha meno a che fare con la grafica e più con i processi, il workflow, i sistemi.

Il cliente cambia, l’agenzia cambia, il lavoro cambia, le persone cambiano. Anche io sono cambiato. Siamo tutti in uno stato di costante cambiamento.

Gioco ancora al tiro alla fune, ma la mia stabilità consiste nel guidare, incanalare e rendere le cose più facili per tutti.

In Moskito Design creiamo rapporti su misura con il cliente e progettiamo il modo di lavorare al meglio.

[Raccontato a Kyle Dugan. Immagine a cura di Milo Angeloni. Adattamento per la versione italiana: Gaia Girardi]

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